Il Mistero del Distributore Automatico

Estratto integrale — Capitolo 2

Capitolo 2 “Il Mistero del Distributore Automatico”

Oggi la mia giornata è cominciata con un piccolo dramma domestico: il tubetto del dentifricio era finito. O meglio, sembrava finito, perché io – Ernesto Detrattori, “sbrogliatore” di professione – conosco un segreto universale per spremere dentifricio da un tubetto apparentemente esaurito. È bastata una pressione calibrata al millimetro e alla perfezione cosmica, ottenuta grazie alla mia fidata graffetta piegata, per avere quel poco che basta a sentirsi socialmente presentabile. Superato questo primo inciampo esistenziale, sono arrivato in ufficio con l’abituale treno delle 7:34, puntualissimo nella sua cronica “impuntualità” delle 7:41. Entrato nella mia stanza grigia e rassicurante, ho appoggiato la giacca e la graffetta accanto al computer che, per una misteriosa coincidenza del destino, oggi funzionava correttamente. Strano segno, forse inquietante. Ore 9:38. Per dirimere la questione, mi sono avvicinato all’ampolla di vetro che contiene i biscotti per il personale. È lì da sempre. Nessuno sa chi l’abbia portata. Nessuno l’ha mai riempita. Eppure è sempre piena. Volevo solo un biscotto per riempire il vuoto che avevo dentro e fugare ogni dubbio su come sarebbe andata la mia giornata. Ma devo aver sbagliato biscotto “zen”. Lo chiamo così perché non ha marca, non ha scadenza, non ha ingredienti. Solo una confezione trasparente con un biscotto ovale, perfettamente liscio. E un biglietto dentro. “Tutto quello che stai facendo ha perfettamente senso. Ma non qui.” L’ho letto tre volte. Poi l’ho rimesso dentro. Poi l’ho riletto. Poi ho mangiato il biglietto. Era più croccante del biscotto. Da quel momento, però, la fotocopiatrice ha smesso di incepparsi. Il collega Alfredo mi ha fatto l’occhiolino (evento mai registrato prima). E il calendario è passato direttamente al 29 febbraio. Peccato che non fosse un anno bisestile. Dettagli. Comunque, qualcosa è scattato. O si è allentato. In ogni caso, è successo. Ho guardato la graffetta. Mi ha guardato anche lei. Credo. Ore 10:15. Ho avuto la necessità urgente e improrogabile di bere un caffè. Ero sicuro che la giornata sarebbe stata lunga, complicata, ma soprattutto noiosa. Ho dunque infilato con serenità le monete nella macchinetta automatica dell’ufficio. Sapevo, naturalmente, che stavo rischiando. Quelle macchinette sono notoriamente il cuore oscuro di ogni entropia aziendale. Infatti, al momento di premere il pulsante, il display ha lampeggiato minaccioso: "Guasto tecnico, rivolgersi all'assistenza". Bene, ecco il punto critico della mia giornata. Senza quel caffè, la collega Elena delle paghe sarebbe andata al bar sottostante, lasciando incustodita la sua scrivania. Durante quell’assenza brevissima ma fatale, il collega della contabilità avrebbe involontariamente fatto cadere il fascicolo 47/B sul pavimento. Quel fascicolo, rimasto nascosto e dimenticato, avrebbe generato una perdita economica aziendale considerevole, con conseguenze disastrose per il nostro già fragile equilibrio amministrativo. Insomma, la solita crisi invisibile. Ho agito rapidamente: ho estratto dalla tasca la mia graffetta piegata, facendola scivolare con nonchalance nella fessura delle monete del distributore. Una mossa che, vista dall’esterno, poteva sembrare la disperazione di un impiegato in astinenza da caffeina. Ma la realtà era ben diversa. La graffetta ha toccato esattamente il circuito che regolava il guasto tecnico, ripristinando immediatamente l’erogazione del caffè. Incredibile? Certamente. Ma così è stato. La collega Elena, ignara dell'apocalisse burocratica appena scongiurata, è rimasta al suo posto. La giornata è proseguita senza ulteriori incidenti, e ho potuto finalmente godermi il mio caffè, tiepido e di qualità discutibile, ma comunque eroico. Anche oggi, nessuno ha notato nulla. Ma io e la mia graffetta lo sappiamo. E in fondo, ci basta questo. Ernesto Detrattori, impiegato invisibile e custode discreto dell’ordine universale, chiude qui il suo diario almeno per oggi. Domani sarà un’altra giornata banale, eppure straordinaria. 📎